Tendinopatia calcifica della spalla: quando il dolore è causato da un deposito di calcio nel tendine
La tendinopatia calcifica della spalla, più correttamente definita entesopatia calcifica, è una condizione caratterizzata dalla presenza di depositi di sali di calcio (ossalato di calcio) all’interno dei tendini della cuffia dei rotatori, soprattutto nel tendine del sovraspinoso.
Si tratta di un processo che, nella maggior parte dei casi, evolve spontaneamente in più fasi: il calcio si forma, può restare stabile per un certo periodo e infine essere riassorbito dall’organismo.
Durante queste fasi, in particolare nel momento del riassorbimento, il paziente può avvertire dolore intenso e limitazione nei movimenti della spalla.
Epidemiologia
È una patologia piuttosto frequente: si stima che interessi dal 2,5% al 7% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza nelle donne tra i 40 e i 60 anni.
In circa un quinto dei casi le calcificazioni sono bilaterali, cioè presenti su entrambe le spalle. Spesso viene scoperta in modo casuale durante un esame radiografico, anche in pazienti che non lamentano sintomi, ma può diventare estremamente dolorosa in fasi specifiche della sua evoluzione. La localizzazione della calcificazione rispetto ai tendini della cuffia dei rotatori è variabile.
La frequenza con la quale la calcificazione si localizza all’interno dei tendini della cuffia può essere così rappresentata:
Secondo la classificazione di Bosworth le calcificazioni sono: piccole (<0,5 cm), medie (da 0,5 a 1,5 cm), grandi (1,5 cm).
Eziologia e fattori di rischio
Le cause precise non sono ancora del tutto comprese, ma la ricerca scientifica ha individuato diversi fattori predisponenti:
In sintesi, la calcificazione nasce da una combinazione di fattori sistemici e biomeccanici, e spesso colpisce soggetti predisposti che utilizzano in modo intenso l’articolazione.
Caratteristiche e sintomi
La tendinopatia calcifica, secondo la descrizione fornita da Uhtoff, evolve in tre fasi principali:
I pazienti affetti da tendinopatia calcifica della spalla riferiscono nella maggior parte dei casi dolore acuto localizzato nella parte anteriore o laterale della spalla, associato a una marcata riduzione della mobilità e della funzionalità articolare.
Il dolore tende a peggiorare durante i movimenti di abduzione del braccio (sollevamento sopra la testa) o quando il paziente si sdraia sul lato colpito, rendendo difficoltoso anche il riposo notturno. Il fastidio può irradiarsi fino al braccio o al collo, simulando altre patologie (come una cervicalgia o una tendinopatia non calcifica).
In alcuni casi la sintomatologia può essere auto-limitante, cioè migliorare spontaneamente nel tempo senza interventi specifici; in altri, invece, la condizione può diventare cronica o presentare recidive periodiche.
È importante sottolineare che molti soggetti sono asintomatici: pur avendo depositi di calcio visibili alla radiografia, non avvertono dolore né limitazioni. Spesso la diagnosi avviene in modo casuale, ad esempio durante esami eseguiti per altri motivi (come una radiografia dopo una caduta o un trauma minore).
Dal punto di vista clinico, la patologia può essere distinta in due principali fasi sintomatiche:
La variabilità dei sintomi dipende quindi dalla fase evolutiva della calcificazione e dalla risposta individuale del paziente, motivo per cui la valutazione fisioterapica e medica deve sempre essere personalizzata.
Diagnosi e imaging
La diagnosi si basa principalmente su un’attenta valutazione clinica e su esami strumentali mirati.L’esame radiografico rappresenta la prima indagine da eseguire, poiché permette di visualizzare in modo chiaro la presenza, la posizione e la grandezza della calcificazione.
A seguire, l’ecografia può essere utile per studiare le caratteristiche del deposito e la sua eventuale evoluzione. La risonanza magnetica viene riservata ai casi più complessi, per valutare l’integrità dei tendini o la presenza di lesioni associate. Una corretta sequenza diagnostica è fondamentale: iniziare con la radiografia consente di evitare esami superflui e impostare il giusto approccio terapeutico.
Diagnosi differenziale
La tendinopatia calcifica può simulare altre patologie della spalla, come:
In particolare, nelle fasi acute, associate generalmente alla rigidità, occorre differenziare la rigidità contestuale alla tendinosi calcifica, dalla capsulite adesiva e dalla rigidità secondaria a lesione della cuffia dei rotatori. Una valutazione fisioterapica e medica approfondita consente di distinguere correttamente le diverse condizioni e pianificare la terapia adeguata.
Trattamento: approccio conservativo
La maggior parte dei pazienti risponde bene ai trattamenti conservativi, che mirano a ridurre il dolore e favorire il riassorbimento naturale del deposito:
Trattamenti interventistici
In fase acuta (entro 7-10 giorni dall’esordio del dolore) o nei casi con calcificazioni di grandi dimensioni, può essere indicato il lavaggio ecoguidato (needling o litoclasia percutanea), una tecnica mini-invasiva che consente di aspirare il materiale calcifico attraverso un ago, favorendone la rimozione e riducendo rapidamente il dolore.
Il lavaggio articolare rappresenta la terapia elettiva in grado di ridurre il dolore intenso(61% dei casi) ed eliminare, totalmente o in parte, la calcificazione.
Diversi studi hanno dimostrato che il lavaggio ecoguidato associato alla terapia delle onde d’urto ha effetti positivi maggiori rispetto ai singoli trattamenti. Questa procedura può essere ripetuta a distanza di tempo se i sintomi dovessero persistere.
Nei casi resistenti, e solo in presenza di compromissione tendinea significativa, si può valutare la rimozione chirurgica artroscopica.
Complicanze
Se non trattata correttamente, la tendinopatia calcifica può portare a:
Un trattamento tempestivo e un adeguato percorso riabilitativo riducono in modo significativo il rischio di complicanze e favoriscono un recupero stabile nel tempo.
La tendinopatia calcifica è una condizione comune, ma spesso sottovalutata.
Un corretto iter diagnostico e un trattamento mirato – che può comprendere onde d’urto EMS, fisioterapia specifica ed esercizi di riequilibrio – permettono nella maggior parte dei casi di ottenere un recupero completo e prevenire le recidive.
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