Infiammazione della cuffia dei rotatori

Tendinopatia calcifica della spalla: quando il dolore è causato da un deposito di calcio nel tendine

La tendinopatia calcifica della spalla, più correttamente definita entesopatia calcifica, è una condizione caratterizzata dalla presenza di depositi di sali di calcio (ossalato di calcio) all’interno dei tendini della cuffia dei rotatori, soprattutto nel tendine del sovraspinoso.

Si tratta di un processo che, nella maggior parte dei casi, evolve spontaneamente in più fasi: il calcio si forma, può restare stabile per un certo periodo e infine essere riassorbito dall’organismo.

Durante queste fasi, in particolare nel momento del riassorbimento, il paziente può avvertire dolore intenso e limitazione nei movimenti della spalla.

Epidemiologia

È una patologia piuttosto frequente: si stima che interessi dal 2,5% al 7% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza nelle donne tra i 40 e i 60 anni.

In circa un quinto dei casi le calcificazioni sono bilaterali, cioè presenti su entrambe le spalle. Spesso viene scoperta in modo casuale durante un esame radiografico, anche in pazienti che non lamentano sintomi, ma può diventare estremamente dolorosa in fasi specifiche della sua evoluzione. La localizzazione della calcificazione rispetto ai tendini della cuffia dei rotatori è variabile.

La frequenza con la quale la calcificazione si localizza all’interno dei tendini della cuffia può essere così rappresentata:

  • Sovraspinato 51%
  • Sottospinato 44,5%
  • Piccolo rotondo, 23,3%
  • Sottoscapolare 3%
  • Secondo la classificazione di Bosworth le calcificazioni sono: piccole (<0,5 cm), medie (da 0,5 a 1,5 cm), grandi (1,5 cm).

    Eziologia e fattori di rischio

    Le cause precise non sono ancora del tutto comprese, ma la ricerca scientifica ha individuato diversi fattori predisponenti:

  • Predisposizione genetica: alcune persone tendono a sviluppare spontaneamente depositi di calcio nei tendini.
  • Ipo-vascolarizzazione del tendine: in alcune aree poco irrorate, soprattutto nel sovraspinoso, si creano condizioni favorevoli al deposito di calcio.
  • Sovraccarico funzionale e microtraumi ripetuti: tipici di chi utilizza frequentemente la spalla per lavoro o sport.
  • Disfunzioni metaboliche e ormonali: patologie come diabete, tiroidopatie o squilibri ormonali sembrano aumentare il rischio.
  • Fattori meccanici locali, come la riduzione dello spazio subacromiale o la postura alterata della spalla.
  • In sintesi, la calcificazione nasce da una combinazione di fattori sistemici e biomeccanici, e spesso colpisce soggetti predisposti che utilizzano in modo intenso l’articolazione.

    Caratteristiche e sintomi

    La tendinopatia calcifica, secondo la descrizione fornita da Uhtoff, evolve in tre fasi principali:

  • 1. Fase di formazione: il deposito di calcio si sviluppa lentamente, spesso senza sintomi evidenti.
  • 2. Fase di riposo o di latenza: la calcificazione rimane stabile e il paziente può non avvertire dolore.
  • 3. Fase di riassorbimento: è il momento più doloroso: il calcio si ammorbidisce (consistenza “pasta di dentifricio”), provocando un’importante reazione infiammatoria.
  • I pazienti affetti da tendinopatia calcifica della spalla riferiscono nella maggior parte dei casi dolore acuto localizzato nella parte anteriore o laterale della spalla, associato a una marcata riduzione della mobilità e della funzionalità articolare.

    Il dolore tende a peggiorare durante i movimenti di abduzione del braccio (sollevamento sopra la testa) o quando il paziente si sdraia sul lato colpito, rendendo difficoltoso anche il riposo notturno. Il fastidio può irradiarsi fino al braccio o al collo, simulando altre patologie (come una cervicalgia o una tendinopatia non calcifica).

    In alcuni casi la sintomatologia può essere auto-limitante, cioè migliorare spontaneamente nel tempo senza interventi specifici; in altri, invece, la condizione può diventare cronica o presentare recidive periodiche.

    È importante sottolineare che molti soggetti sono asintomatici: pur avendo depositi di calcio visibili alla radiografia, non avvertono dolore né limitazioni. Spesso la diagnosi avviene in modo casuale, ad esempio durante esami eseguiti per altri motivi (come una radiografia dopo una caduta o un trauma minore).
    Dal punto di vista clinico, la patologia può essere distinta in due principali fasi sintomatiche:

  • Fase acuta: caratterizzata da dolore intenso, continuo e disabilità funzionale significativa. In questa fase il dolore è correlato al processo di riassorbimento del calcio, durante il quale si sviluppa una reazione infiammatoria locale importante.
  • Fase cronica: il dolore tende a essere più lieve ma persistente, con una sensazione di rigidità articolare e debolezza muscolare. In alcuni casi si alternano periodi di benessere a riacutizzazioni, soprattutto in seguito a sforzi o sovraccarichi funzionali.
  • La variabilità dei sintomi dipende quindi dalla fase evolutiva della calcificazione e dalla risposta individuale del paziente, motivo per cui la valutazione fisioterapica e medica deve sempre essere personalizzata.

    Diagnosi e imaging

    La diagnosi si basa principalmente su un’attenta valutazione clinica e su esami strumentali mirati.L’esame radiografico rappresenta la prima indagine da eseguire, poiché permette di visualizzare in modo chiaro la presenza, la posizione e la grandezza della calcificazione.

    A seguire, l’ecografia può essere utile per studiare le caratteristiche del deposito e la sua eventuale evoluzione. La risonanza magnetica viene riservata ai casi più complessi, per valutare l’integrità dei tendini o la presenza di lesioni associate. Una corretta sequenza diagnostica è fondamentale: iniziare con la radiografia consente di evitare esami superflui e impostare il giusto approccio terapeutico.

    Diagnosi differenziale

    La tendinopatia calcifica può simulare altre patologie della spalla, come:

  • Tendinite del sovraspinoso non calcifica
  • Frattura del trochite e fratture della glenoide
  • Amiloidosi
  • Borsite subacromiale
  • Sindrome da conflitto subacromiale (impingement)
  • Lesione parziale della cuffia dei rotatori
  • Artrosi
  • Patologie neoplastiche
  • Ossificazioni
  • Cervicobrachialgia (dolore irradiato dal rachide cervicale)
  • In particolare, nelle fasi acute, associate generalmente alla rigidità, occorre differenziare la rigidità contestuale alla tendinosi calcifica, dalla capsulite adesiva e dalla rigidità secondaria a lesione della cuffia dei rotatori. Una valutazione fisioterapica e medica approfondita consente di distinguere correttamente le diverse condizioni e pianificare la terapia adeguata.

    Trattamento: approccio conservativo

    La maggior parte dei pazienti risponde bene ai trattamenti conservativi, che mirano a ridurre il dolore e favorire il riassorbimento naturale del deposito:

  • Onde d’urto focali (ESWT): utilizzate per stimolare i processi biologici di guarigione e la neoangiogenesi, riducendo l’infiammazione e favorendo la dissoluzione del calcio. Presso il nostro centro utilizziamo apparecchiature EMS, azienda leader mondiale nel settore, che garantiscono elevata precisione e risultati clinici documentati.
  • Esercizi riabilitativi mirati al recupero della biomeccanica della spalla, con l’obiettivo di ristabilire il corretto movimento e lo spazio subacromiale.
  • Terapie fisiche complementari come tecarterapia o laser ad alta potenza per modulare il dolore e accelerare i processi riparativi.
  • Trattamenti interventistici

    In fase acuta (entro 7-10 giorni dall’esordio del dolore) o nei casi con calcificazioni di grandi dimensioni, può essere indicato il lavaggio ecoguidato (needling o litoclasia percutanea), una tecnica mini-invasiva che consente di aspirare il materiale calcifico attraverso un ago, favorendone la rimozione e riducendo rapidamente il dolore.

    Il lavaggio articolare rappresenta la terapia elettiva in grado di ridurre il dolore intenso(61% dei casi) ed eliminare, totalmente o in parte, la calcificazione.

    Diversi studi hanno dimostrato che il lavaggio ecoguidato associato alla terapia delle onde d’urto ha effetti positivi maggiori rispetto ai singoli trattamenti. Questa procedura può essere ripetuta a distanza di tempo se i sintomi dovessero persistere.

    Nei casi resistenti, e solo in presenza di compromissione tendinea significativa, si può valutare la rimozione chirurgica artroscopica.

    Complicanze

    Se non trattata correttamente, la tendinopatia calcifica può portare a:

  • Rigidità articolare e limitazione funzionale cronica
  • Capsulite adesiva
  • Tendinopatia cronica degenerativa
  • Conflitto subacromiale persistente
  • Lesioni parziali o complete della cuffia dei rotatori
  • Sindrome algodistrofica
  • Un trattamento tempestivo e un adeguato percorso riabilitativo riducono in modo significativo il rischio di complicanze e favoriscono un recupero stabile nel tempo.

    La tendinopatia calcifica è una condizione comune, ma spesso sottovalutata.

    Un corretto iter diagnostico e un trattamento mirato – che può comprendere onde d’urto EMS, fisioterapia specifica ed esercizi di riequilibrio – permettono nella maggior parte dei casi di ottenere un recupero completo e prevenire le recidive.

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